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PUBBLICHIAMO DI SEGUITO IL MODELLO DI RICORSO DA UTILIZZARE PER CONTESTARE LE MULTE ELEVATE PER IL MANCATO POSSESSO DEL GREEN PASS (PER CHIUNQUE ABBIA RICEVUTO UN VERBALE PER ESSERE STATO OGGETTO DI CONTROLLO ALL'INTERNO DI MEZZI DI TRASPORTO/NEGOZI/BAR/RISTORANTI ECC. ECC.).
IL MODELLO DI RICORSO CHE TROVERETE QUI DI SEGUITO POTRA' ESSERE AGEVOLMENTE FATTO PROPRIO MEDIANTE LE FUNZIONI COPIA/INCOLLA  ED UTILIZZATO DA CHIUNQUE NE ABBIA NECESSITA' SENZA BISOGNO DI REGISTRARSI, CONSEGNARE DATI, O SOTTOSTARE A QUALSIVOGLIA CONDIZIONE

ATTENZIONE:
PRIMA DI INOLTRARE IL RICORSO E’ IMPORTANTE SAPERE CHE SE IL RICORSO DOVESSE VENIRE RIGETTATO L’AMMONTARE DELLA MULTA RADDOPPIEREBBE, CONSIGLIAMO QUINDI, IN CASO DI RIGETTO DEL RICORSO DA PARTE DELLA PREFETTURA, DI NON ARRENDERSI ED IMPUGNARE IL PROVVEDIMENTO DEL PREFETTO DINNANZI AL GIUDICE DI PACE COMPETENTE (OVVERO QUELLO DEL LUOGO DELLA INFRAZIONE). PER TALE SUCCESSIVA FASE CONSISTENTE NELLA IMPUGNAZIONE DAVANTI AL GIUDICE DI PACE DEL PROVVEDIMENTO DEL PREFETTO SI DOVRÀ VERSARE UNA TASSA DI € 43,00 (IL C.D. CONTRIBUTO UNIFICATO) DOVUTA ALLO STATO PER L’ACCESSO AL GIUDICE DI PACE


 

IL RICORSO ANDRA' DEPOSITATO (ENTRO 60 GIORNI DAL RICEVIMENTO DELLA NOTIFICAZIONE DELLA MULTA) PRESSO LA PREFETTURA COMPETENTE TERRITORIALMENTE IN BASE ALLA PROVINCIA NELLA QUALE E' STATO EMESSO IL VERBALE


IL RICORSO POTRA' ESSERE DEPOSITATO A MEZZO RACCOMANDATA A.R. OPPURE A MEZZO POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA  (INDIRIZZO PEC: protocollo.pref
(sigla provincia)@pec.interno.it). ESEMPIO: PREFETTURA DI ROMA = protocollo.prefrm@pec.interno.it
 
MODELLO RICORSO
PREFETTURA DI ..............
RICORSO EX ART. 18 COMMA 1 DELLA LEGGE 689/81
La parte ricorrente .................. (C.F. …………………. ) res.te e domiciliata in ..............., Via …………..
PREMESSO CHE
- in data ................ il ...................(indicare la Autorità che ha irrogato la sanzione: Carabinieri/Vigili ecc.) con verbale n. ................ elevava verbale di accertamento di violazione per la somma di € .................., oltre spese accessorie, in danno della parte ricorrente, per la pretesa violazione dell’art. ..... comma .....  del Decreto Legge ............ (doc. 1), contestando la seguente infrazione: “.........................................................”.
- Detto verbale veniva notificato alla parte ricorrente in data .....................;
ESPONE QUANTO SEGUE
- il verbale di accertamento della violazione è da ritenersi nullo e la sanzione amministrativa opposta va pertanto annullata per i seguenti motivi:
1) Omessa indicazione dei nominativi degli Agenti verbalizzanti
Il verbale di contestazione è illegittimo in quanto risulta sprovvisto della indicazione dei nominativi completi di coloro che hanno provveduto ad irrogare la sanzione. Tale omissione determina la nullità del verbale in quanto priva il destinatario del medesimo del diritto di verificare la esatta qualifica e legittimazione dell’agente verbalizzante.
Si aggiunga che la mancata indicazione nel verbale del nominativo dei verbalizzanti non potrà in alcun modo essere giustificata con impropri riferimenti alla legge 675/1996 sulla privacy giacchè l’anzidetta legge non impedisce agli agenti accertatori di indicare le loro generalità, come affermato dalla Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali con provvedimento del 06.02.2011 Doc. Web n. 41067, del quale di seguito si trascrive il dispositivo: “va rilevato sul piano generale che nessuna disposizione della legge n. 675/1996 impedisce alla polizia municipale di indicare nei verbali meccanizzati le generalità degli agenti (cfr. art. 27 legge n. 675/1996). Risulta pertanto del tutto impropria l’avvertenza secondo cui l’omissione conseguirebbe all’applicazione di tale legge.
Va, inoltre, osservato che il principio di pertinenza di cui all’art. 9, comma 1, lett. d) della legge n. 675/1996 opera certamente anche nell’ambito delle attività in esame. Il Comando può quindi calibrarne di volta in volta le modalità applicative in riferimento a vari atti e documenti, tenendo presenti le specifiche funzioni svolte, la particolare natura dei procedimenti di tipo sanzionatorio e le esigenze connesse alla tutela dei diritti dell´interessato. Tuttavia, tale principio non comporta l’automatica disapplicazione delle norme di settore che regolano direttamente i procedimenti sanzionatori amministrativi e che non sono state abrogate o modificate dalla legge n. 675/1996 salve eventuali situazioni del tutto particolari di incompatibilità che però non si ravvisano nel caso di specie (art. 43 legge n. 675/1996). Il Comando dovrà porre quindi riferimento alle disposizioni che disciplinano la redazione dei verbali e che regolano la procedura di contestazione e l’applicazione della sanzione.
In questo quadro gli artt. 383 e 385 del regolamento di attuazione del codice della strada approvato con d.P.R. n. 495/1992 e successive modificazioni ed integrazioni rinviano ad un modello di verbale VI.1 allegato al regolamento, il quale reca uno spazio per indicare nel verbale l’organo accertatore e che sembra quindi richiedere la menzione delle generalità di quest’ultimo. La summenzionata esigenza di tutela degli agenti è comprensibile ed è stata tenuta presente da questa Autorità rispetto al diverso tema dell’utilizzazione di cartellini identificativi recanti le generalità o altri dati personali dei dipendenti interessati. Tuttavia, nel caso di specie vengono in considerazione la diversa problematica della forma degli atti e la concomitante tutela delle persone cui si riferiscono gli accertamenti, sicchè non è pertinente l’eventuale richiamo al tema poc’anzi citato dei cartellini. In conclusione, riportata correttamente la questione in termini di non incompatibilità della disciplina di settore con la normativa in materia di protezione dei dati personali, deve ribadirsi che la prassi segnalata non è conseguenza dell´applicazione della legge n. 675. L´avvertenza riportata sul modello di verbale oggetto della segnalazione deve essere quindi espunta dai moduli utilizzati o comunque modificata eliminando il riferimento alla normativa sulla protezione dei dati personali. P.Q.M. IL GARANTE segnala, ai sensi dell´articolo 31, comma 1, lettera c), della legge n. 675/1996 al Comando della polizia municipale di Firenze la necessità di conformare la redazione dei verbali di accertamento di violazioni al codice della strada ai principi enunciati nel presente provvedimento”.
In conclusione, il verbale in parola non appare conforme a quanto prescritto dagli artt. 383 e 385 del Regolamento di esecuzione al C.d.S. e, pertanto, deve essere annullato.
2) Nullità e/o annullabilità del verbale ex art. 7 comma 10 del Dlgs 150/11 (mancato assolvimento dell’onere probatorio in ordine alla fondatezza dell’accertamento della violazione – mancata indicazione del responsabile del procedimento)
Ulteriore motivo di nullità (o, meglio, di inesistenza) del verbale impugnato è la mancata indicazione in esso del responsabile del procedimento, infatti, premesso che ai sensi dell’art. 7 comma 10 del Dlgs 150/11 è onere della Autorità irrogante la sanzione fornire la prova della fondatezza dell’accertamento della violazione (Art. 7/10 Dlgs 150/11: “Il Giudice accoglie l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente”) e considerato che tale onere è superato unicamente dalla attribuibilità al verbale della fede privilegiata ex art. 2700 c.c., nel caso di specie, non recando il verbale l’indicazione del responsabile del procedimento non può essere ritenuto dotato di fede privilegiata in quanto l’art. 6 quater della L. 15/03/1991 n. 80 prevede che “il contenuto del documento è valido fino a querela di falso solo se contiene il nominativo del responsabile della immissione e della trasmissione dei dati”, nominativo che non può coincidere con quello del verbalizzante a meno che tale doppia funzione svolta dall’agente accertatore non sia espressamente indicata nell’atto.
Per quanto precede, atteso che per la mancata indicazione del responsabile del procedimento non può essere attribuita al verbale fede privilegiata, in mancanza di prova rigorosa da parte della Autorità irrogante la sanzione della fondatezza dell’accertamento della violazione il verbale opposto deve essere dichiarato nullo. 
3) Illegittimità costituzionale del D.L. ...................................
La norma per la cui violazione è stata inflitta la sanzione opposta reca indubitabilmente gravi lesioni degli incomprimibili diritti garantiti dalla Costituzione di vedere inviolata la propria libertà personale (art. 13 Cost.), di circolare liberamente nel territorio nazionale (art. 16 Cost.) e di esercitare liberamente il diritto di impresa (art. 41 Cost.).
In particolare gli artt. 13 e 16 della Carta Fondamentale dello Stato prevedono ipotesi tassative di limitazione di tali diritti, rappresentate dalla “Riserva di Autorità” (art. 13: “In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto”) e dalla “Riserva di Legge” (art. 16: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.”).
L’espresso richiamo alla “Riserva di Legge” contenuto nel succitato art. 16 della Costituzione trova unico ed esclusivo fondamento nell’art. 77 Cost. che al comma 2 prevede che “Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni”. 
Dalla semplice lettura delle succitate norme emerge chiaramente che l’unico strumento normativo previsto dalla Costituzione per violare in via temporanea i principi fondamentali da essa dettati risiede nella previsione di cui all’art. 77 Cost., che prevede quale requisito indispensabile per derogare allo specifico diritto garantito dalla Costituzione la sussistenza di una situazione straordinaria di necessità e di urgenza. Ne consegue che qualora la “situazione straordinaria di necessità e di urgenza” non dovesse sussistere la norma restrittiva della libertà costituzionalmente garantita diverrebbe contraria alla Costituzione e come tale inapplicabile. Ebbene, tale circostanza è esattamente quella che si verifica nel caso di specie atteso che l’attuale stato di emergenza, dichiarato in data 31.01.2020 e tuttora in essere, non può in alcun modo esser più qualificato come “situazione straordinaria di necessità e di urgenza” (lo stesso termine “straordinario” nel dizionario Treccani viene definito come “situazione che ha carattere speciale e temporaneo o puramente accidentale”) in quanto una situazione che si protrae da oltre due anni non ha alcun requisito né di straordinaria necessità né di urgenza, è viceversa una situazione permanente alla quale non può porsi rimedio mediante continui provvedimenti legislativi di urgenza restrittivi di diritti costituzionalmente garantiti. Se infatti la situazione che si protrae da oltre due anni fosse realmente di straordinaria necessità ed urgenza verrebbe da chiedersi per quale motivo, a distanza di due anni dalla dichiarazione dello stato di emergenza, non si è fatto fronte a tale situazione mediante provvedimenti volti a condurre nel minor tempo possibile alla cessazione dello stato di emergenza (ad esempio aumentando il numero di posti in terapia intensiva in percentuale proporzionale all’aumentare della necessità di tali posti letto; aumentando il personale medico dipendente dal servizio sanitario nazionale in percentuale proporzionale all’aumentare della necessità dei cittadini di avvalersi della assistenza medica; aumentando i mezzi da utilizzare nei servizi di trasporto pubblico in percentuale proporzionale alla necessità di garantire all’interno di essi spazi tali da evitare rischi di contagio; aumentando il numero di aule negli Istituti di Pubblica Istruzione di qualsiasi grado in percentuale proporzionale alla necessità di garantire all’interno di essi spazi tali da evitare rischi di contagio, ecc. ecc.).
Concludendo, il fatto che nessuno degli interventi sopra citati sia stato posto in essere in maniera adeguata alle necessità registrate negli ultimi due anni sta a dimostrare che evidentemente tali necessità non sono state considerate straordinarie ed urgenti ma semplicemente ordinarie e pertanto la normativa che ha compresso e tuttora comprime libertà costituzionalmente garantite, se poteva trovare giustificazione nel breve periodo immediatamente successivo alla dichiarazione dello stato di emergenza, non può in alcun modo essere ritenuta costituzionalmente legittima nella attuale contingenza occorsa ben due anni dopo la dichiarazione dello stato di emergenza.
4) Ignorantia legis excusat
Il caso che ci occupa rappresenta un chiarissimo esempio del fatto che l’antico principio “ignorantia legis non excusat” nella fattispecie concreta debba ritenersi superato.
Si osserva infatti che affinchè una norma possa essere rispettata il suo contenuto deve essere comprensibile e che quindi maggiore è l’indecifrabilità di una norma maggiore sarà la scusabilità della sua inosservanza.
Diversi esimi giuristi si sono negli ultimi tempi pronunciati per denunciare il malcostume nel quale sempre più frequentemente cade il Legislatore di perdersi in una smisurata verbosità ed in continui stucchevoli e spesso inintelleggibili richiami ad altre norme, anche, cosa ancor più grave, laddove detti richiami si rivelano indispensabili per qualificare i soggetti destinatari della previsione normativa.
Tale deprecabile caratteristica della attuale produzione normativa sortisce inevitabilmente l’effetto contrario a quello che la norma dovrebbe raggiungere, con la conseguenza che l’intento di disciplinare una specifica fattispecie si traduce nella impossibilità di rispettare la previsione normativa, appunto perché incomprensibile.
Non a caso tale prassi ha indotto il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky ad affermare che “la silenziosa sacralità del diritto sia stata ormai sostituita da una verbosa esteriorità della Legge” (Intorno alla Legge – Ed. Einaudi) e l’Accademico Prof. Natalino Irti a commentare che “quando la norma si frantuma in un fiume incontenibile di parole cedendo alla oscura prosa del caos legislativo il diritto diventa perfino inconoscibile prima ancora che incomprensibile” (Viaggio tra gli Obbedienti – Ed. La Nave di Teseo).
Ebbene, venendo ora al caso che ci occupa, tali chiose degli illustri giuristi sopra citati si attagliano perfettamente alle norme che nella fattispecie concreta si assumono violate.
Si rileva infatti che l’art. ...................(indicare l’articolo ed il comma già indicati nel “PREMESSO CHE”) per la cui pretesa violazione è stata irrogata la sanzione oggetto della presente impugnazione contiene nel solo comma ... tali e tanti richiami a diverse previsioni legislative (ben ................... : indicare il n. di richiami ad altre leggi contenuti nel comma dell’articolo indicati nel “PREMESSO CHE”) che per la comprensione del significato della norma e per la qualificazione dei soggetti ad essa destinati si rende necessaria una opera di ricostruzione talmente difficoltosa da rendere impossibile per chiunque non sia un ferrato giurista cogliere il senso previsione normativa.
Ecco quindi che nel caso in esame l’ignoranza della legge non può non essere scusata, con applicazione quindi della circostanza esimente del “giustificato motivo”. Il preteso trasgressore infatti non solo è stato fuorviato dalle decine di provvedimenti restrittivi delle più elementari libertà personali che si sono susseguiti nel corso della emergenza sanitaria in corso all’epoca del fatto, ma essendogli anche stata resa impossibile la decifrazione del contenuto della norma violata ha giustificatamente ritenuto che la condotta tenuta fosse perfettamente legittima.
In ragione di quanto precede nessuna infrazione può essere imputata alla parte ricorrente, la quale avendo tenuto una condotta perfettamente giustificabile non è passibile di alcuna sanzione.
Tutto ciò premesso il ricorrente, come sopra rappresentato e difeso
RICORRE
Alla S.V. Ill.ma affinché Voglia dichiarare nullo il verbale di accertamento di violazione descritto nelle premesse e, conseguentemente, disporne l’annullamento totale.
Si producono:
1) copia del verbale di accertamento di violazione descritto nelle premesse.
Città di residenza del ricorrente, .......................(scrivere data)        
                                                                                   (F.to …………………………) (ATTENZIONE: A PENA DI INAMMISSIBILITA' IL RICORSO VA SOTTOSCRITTO DI PROPRIO PUGNO SE SPEDITO A MEZZO RACCOMANDATA. VANNO INVECE SCRITTI NOME E COGNOME SE DEPOSITATO A MEZZO PEC)